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R2B2, il robot che mette a repentaglio i PIN da 4 cifre

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Vi siete dimenticati il PIN del vostro Android e non riuscite più ad accedere? Nessun problema: il simpatico robottino R2B2, in sole 20 ore circa vi garantirà l’accesso al dispositivo, a patto che il codice non sia di più di 4 numeri. Attenzione però: se foste stati così diligenti da arrivare almeno a 6 cifre potrebbero volerci mesi!

Ironia a parte, il Robotic Reconfigurable Button Basher non è nient’altro che un piccolo braccio meccanico collegato ad un controller Arduino, in gradi di premere sistematicamente i pulsanti virtuali su un dispositivo Android, in modo da provare tutte le combinazioni possibili e indovinare così il PIN in questione, che nel caso di un codice di 4 cifre richiederà al più 20 ore di lavoro. Le cose aumentano (e i tempi si allungano) in maniera esponenziale con codici più lunghi.

I due inventori,  Justin Engler e Paul Vines, hanno realizzato R2B2 con appena 200$ e messo alla prova proprio con un dispositivo Android (brevissimo video a fine articolo). Si tratta di qualcosa a metà tra l’esercizio di stile e l’opera di sensibilizzazione (il prototipo sarà presentato al BlackHat USA 2013 conference a Las Vegas): il concetto è che i PIN a 4 cifre non sono sicuri contro attacchi di tipo brute force (anche se in linea di massima è sufficiente un blocco dopo un certo numero di tenativi errati per rendere inutile qualsiasi tentativo a “forza bruta”), ed R2B2 è un divertente modo per dimostrarlo. (altro…)

Google sistema una falla di Glass che ne permetteva il controllo remoto dopo la scansione di un codice QR

vulnerabilità glass

Nuovi dispositivi vengono violati in nuove maniere. Questa è la morale della favola secondo Lookout Security, che nel video a fine articolo ci spiega in modo molto semplice in cosa consisteva una vulnerabilità di Glass, appena “patchata” da Google.

In pratica, usando un codice QR malevolo scansionato dai Glass, l’attaccante diveniva in grado di visualizzarne i dati, e combinando il tutto con una vulnerabilità di Android 4.0.4 (su cui sono basati gli occhiali di Google), era in pratica possibile prendere il controllo degli occhiali. Questo avveniva a causa del meccanismo di scansione dei codici QR, dato che Glass, prima della patch di Google, reagiva automaticamente e silenziosamente a qualsiasi QR code catturato con la sua fotocamera.

Sebbene si trattasse comunque di un attacco piuttosto particolare e non proprio comune, fa piacere vedere la solerzia di Google e di Lookout, anche perché sono queste le sfide che Glass dovrà vincere (tra le tante) prima e dopo il suo arrivo in commercio.

 

Le novità di Android 4.2 per HTC One mostrate in un video

Proprio stamattina vi abbiamo parlato dell’arrivo dell’aggiornamento ad Android 4.2 per HTC One in Europa, dunque, non essendo ancora arrivato nel nostro paese, diamo un’occhiata a tutte le novità introdotte in un video girato dai colleghi di Android Central.

Oltre ai quick setting, ai widget nel lockscreen, a daydream e alle altre novità dell’ultima versione di Android troviamo anche molte migliorie nella Sense, l’interfaccia personalizzata di HTC, tra i quali alcuni miglioramenti ai Zoe, miglioramenti al launcher, l’integrazione con Instagram e altri piccoli dettagli come la percentuale della batteria nella barra di stato.

Inoltre è ora possibile cambiare il comportamento dei tasti fisici e utilizzare il tasto home come menù cliccandolo due volte, mentre in questo caso per attivare Google Now si utilizzerà uno swipe verso l’alto, oppure è possibile mantenere la vecchia configurazione.

In questi casi le immagini sono più eloquenti di mille parole e per questo motivo vi consigliamo la visione del video

android 4.2.2 htc one (2)

 

 

 

Google Glass anche per sordi, daltonici e…tennisti!

Google Glass (9)

Tra i possibili utilizzi di Google Glass ve ne suggeriamo tre ai quali probabilmente non avevate pensato in prima battuta, ma come spesso accade, ciò che è superficiale per qualcuno, è importante per altri.

Prendete ad esempio un’app che è sostanzialmente un color picker: cosa ce ne faremmo quotidianamente? Poco e nulla. Ma montatela su Google Glass e date questi ultimi ad un daltonico, ed ecco che gli avrete fornito un mezzo (quasi) infallibile per determinare i colori (video a fine articolo).

E chi ha problemi di udito cosa c’entra in tutto questo? In maniera simile all’esempio precedente, Glass può raccogliere anche i rumori ambientali, ed in base a certi parametri fornire indicazioni all’utente circa l’intensità e la direzione del suono. Tutto questo è illustrato in un brevetto Google, dove si parla anche di microfoni multipli da collocare lungo la cornice degli occhiali per esaltarne l’effetto: una versione apposita di Glass insomma, che potrebbe però rivelarsi molto utile, e sebbene sia ancora tutto da dimostrare, ci fa piacere che Google stia indagando anche in questa direzione.

E infine veniamo a qualcosa di senz’altro meno serio, ma che rispecchia comunque un possibile caso d’uso: l’attività sportiva. In questo caso l’esempio è il tennis professionistico, ma siamo convinti che anche qualcosa di meno impegnativo vada bene lo stesso. Ecco quindi Bethanie Mattek-Sands, tennista e Glass Explorer, che si prepara per Wimbledon registrando e analizzando le sue giocate con Glass: la prospettiva è senz’altro unica, e chissà quanti altri sport/mestieri potrebbero trarre un insolito vantaggio da un insolito punto di vista: il proprio.

Largo quindi ad un paio di video, dell’app per daltonici e della tennista, seguiti da un’immagine che illustra il brevetto dedicato invece all’uso di Glass da parte di chi ha problemi di udito. (altro…)

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