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Il primo teardown di Google Glass rivela il marchio “AW 2013″! (e tante altre cose)

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L’attuale look di Glass vi suonerà ormai piuttosto familiare, ma siamo convinti che l’immagine qui sopra sia piuttosto inedita e difficilmente ripetibile, almeno a breve. Nessuno si era infatti finora lanciato nell’immancabile teardown degli occhiali di Google, ovvero nel loro disassemblaggio, e sebbene la pratica non sia raccomandabile ad utenti inesperti, c’è da dire che sembra non sia troppo difficoltosa, al punto che gli autori “dell’esploso” qui sopra sono riusciti arimontare il tutto in modo perfettamente funzionante (al netto di piccoli danni estetici).

E cosa c’è dunque all’interno dei tanto agognati Glass? Iniziando dal display, questo ha una risoluzione di 640 x 360 pixel, mentre al suo fianco abbiamo la fotocamera da 5 megapixel, che non presenta differenze di rilievo rispetto a quella di un comune smartphone. La plastica attorno al prisma, che costituisce “il cuore” di Glass, copre anche il sensore di prossimità, ilgiroscopio, e quello che sembra essere un sensore di luminosità. Il pannello touch laterale è invece un modulo appositamente realizzato da Synaptics (siamo sicuri che il nome non abbia bisogno di presentazioni) ed è pilotato dal controller T1320A, utilizzato da tempo anche nei comuni portatili.

Le cose si fanno ancora più interessanti una volta giunti alla piastra madre (“a GOOGLE [X] production“), sulla quale troviamo la CPU TI OMAP443016 GB di memoria flash SanDisk, e un chip DRAM prodotto da Elpida.

Un piccolo tocco di humor: è possibile leggere chiaramente due scritte incise sulla scheda, che trovate in una delle immagini a fine articolo. La prima è AW 2013, chiaro segno che c’è lo zampino di AndroidWorld anche negli occhiali di Google; la seconda, assai meno seria, è “>9K” (traducibile con “oltre 9.000″), che solo i nostalgici di Dragon Ball potranno comprendere.

Tornando seri, arriviamo alla parte dietro l’orecchio, dov’è celata la batteria ai polimeri di litio con una capacità di 2,1 Wh (approssimativamente 570 mAh), ed è inutile aggiungere che non è removibile. Appena davanti alla batteria c’è lospeaker a conduzione ossea.

Questo conclude più o meno la “messa a nudo” di Google Glass.

 

 

HTC One smontato da iFixit: attenti a non romperlo, potrebbe costarvi caro!

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Se siete nostri assidui lettori, una volta o l’altra avrete senz’altro sentito nominare il termine iFixit: si tratta di un ben noto portale dedito, come suggerisce l’immagine qui sopra, al teardown, ovvero al disassemblaggio, pezzo per pezzo, di tutti quegli smartphone (e non solo loro) che a noi costano un mezzo stipendio per essere montati e acquistati. Non si tratta però di un puro “esercizio di stile” come molti drop test: in questo modo è possibile intanto scoprire se l’interno del telefono celi qualcosa di particolare, osservando anche il produttore di ogni componente, e secondariamente viene emesso un verdetto sul “grado di riparabilità” del dispositivo.E nel caso di HTC One il giudizio non è molto rassicurante.

Il punteggio finale è infatti di 1 su 10, il più basso che possa essere dato, segno che se il vostro smartphone dovesse subire qualche danno, è meglio che non proviate a fare assolutamente nulla da soli ma lo portiate in un centro assistenza, o potreste solo peggiorare le cose.

Il corpo unibody in alluminio è infatti così resistente che è praticamente impossibile aprire il dispositivo senza danneggiarlo, il che diventa un problema nel caso di rottura dello schermo, che necessita la rimozione della cover per essere sostituito. Anche il rivestimento interno in rame, che aiuta ottimamente a dissipare il calore, è piuttosto difficile da rimettere in posizione una volta smontato.

Valutate insomma l’acquisto di una cover protettiva se siete soliti far cadere di tasca il vostro smartphone: potrebbe essere un vero investimento in questo caso.

 

Ecco smontato un Xperia Tablet Z

Xperia-Tablet-Z-teardown

Se siete curiosi di vedere “le interiora” dell’elegante nuovo tablet di Sony, abbiamo un video per i non deboli di cuore da proporvi. Ribadire che la garanzia in questo modo viene invalidata suona alquanto sciocco; peccato solo che questo tipo di video mostri quant’è facile smontare, ma non se sia banale il processo inverso. Certo che avere a giro per casa tanti pezzi di Xperia Tablet Z e non saperli riassemblare sarebbe alquanto frustrante, non credete?

Sony Xperia Z messo a nudo dall’FCC

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Come ogni smartphone che voglia essere messo in vendita sul suolo statunitense, anche Sony Xperia Z deve sottoporsi agli esami della Federal Communications Commission, un’agenzia governativa indipendente degli Stati Uniti che controlla tutti gli apparecchi radio destinati ad essere messi in commercio sul suolo americano.

L’FCC non ha comunque trovato nulla di anomalo nel nuovo top di gamma Sony e ha dato la sua autorizzazione, anche se al contempo è stata così gentile da permetterci di dare uno sguardo insolito a Xperia Z.  Quella che trovate a fine articolo è infatti una piccola galleria con “le interiora” dello smartphone: considerando che si tratta di un modello che non potremo aprire nemmeno per cambiargli la batteria, è senz’altro l’unica occasione che avrete di dare uno sguardo a ciò che cela la sua elegante cover.

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