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Larry Page rassicura sulla privacy di Glass: “la gente non collasserà in bagno dalla paura!”

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Parlando all’annuale incontro degli azionisti Google, Larry Page ha rilasciato alcune dichiarazioni molto serene circa l’uso di Glass e i possibili problemi di privacy che sono stati più volte sollevati da molte fonti:

Non è un così grande problema. Non svieni dal terrore che qualcuno possa usare Glass mentre siete in un bagno comune, così come non svieni dal terrore quando qualcuno entra con uno smartphone che potrebbe a sua volta catturare una foto.

L’esempio quanto mai colorito, evidenzia la convinzione (mista a frustrazione) di Page, probabilmente in seguito al fatto che anche note testate giornalistiche americane hanno messo in dubbio proprio il fattore privacy e, non certo da ultimo, a causa di una lettera inviata dal Congresso al CEO di Google, nella quale si chiedevano chiarimenti in merito al fatto che Glass “possa violare la privacy dell’americano medio.”

In ogni caso niente rilevamento del volto (e niente porno) su Google Glass, ma se questa è la risposta di Page, ci auguriamo solo che nessuno dei membri del congresso usi spesso un bagno pubblico, o potrebbero non gradirla.

Un nuovo aggiornamento di Google Glass migliora sensibilmente l’esperienza fotografica

Il punto debole di Glass in ambito fotografico sono senz’altro gli scatti in condizioni di scarsa luminosità, è stato un difetto evidente fin dall’inizio e accentuato dall’ovvia mancanza di un flash, ma come abbiamo ripetuto più volte, i giudizi troppo severi sono ancora prematuri, dato che si tratta di un dispositivo in piena via di sviluppo. Lo sottolinea anche Google, ribadendo che il software di Glass viene aggiornato ogni mese, ed illustrandoci quindi le principali novità dell’update odierno.

  • Migliori foto su Glass

Come avrete capito le foto sono al primo punto dell’ordine del giorno. Adesso la fotocamera è in grado di catturare una rapida sequenza di scatti ogni volta che facciamo una foto, combinandoli poi assieme per ottenere un risultato migliore. Detta così suona molto simile all’HDR, con il quale in effetti presenta delle forti affinità, tanto che anche le foto più scure saranno ora meno problematiche grazie a una sorta di auto bracketing. Google afferma inoltre che tutto ciò funziona bene anche con soggetti in movimento. A fine articolo vi lasciamo qualche scatto prima/dopo l’update in modo che possiate fare un raffronto, ma se volete vederne altri c’è una galleria in alta risoluzione che vi aspetta qui.

  • Didascalia

È stata aggiunta la possibilità di inserire un sottotitolo alle immagini, che ci verrà proposto in automatico di dettare quando vorremo condividere una foto con Glass.

Per le prove su strada comunque è ancora presto, ma di certo fa piacere vedere come il lavoro su Glass continui con efficacia.

 

 

Nuove funzioni per Google Glass, che intanto riceve le immagini ufficiali e la prima ClockworkMod

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Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento dal fantastico mondo di Google Glass, questo paio di occhiali sospesi nel tempo che ancora il mondo stenta a capire se saranno rivoluzionari o fallimentari. Inutile sottolineare per quale delle due ipotesi facciamo il tifo, ma allo stato attuale esprimere giudizi definitivi su Glass è quantomai prematuro, dato che quella a cui stiamo assistendo è solo una gigantesca beta.

I Google Glass attualmente in circolazione sono inoltre una versione per sviluppatori: hanno quindi il bootloader sbloccabile (questa stessa caratteristica non è scontato che si farà largo fino alla versione commerciale) e a quanto pare hanno anche una lunga serie di funzioni sperimentali non abilitate di default. A riportare la loro esistenza è stato tale Zhuowei Zhang su Github, che ha sia elencato tutti i “Labs” presenti in Glass che le modalità per abilitarli (a fine articolo trovate un video che illustra alcuni di questi all’opera).

Una di queste modalità nascoste è lo scatto con occhiolino che avevamo già visto. Quest’ultimo per la verità si sta rivelando molto più interessante del previsto: anzitutto per poterlo utilizzare è necessario un processo di calibrazione che sembra molto ben fatto, e l’occhio andrà chiuso per esattamente un secondo, in modo da evitare scatti accidentali con i normali movimenti oculari; inoltre, e questa è la parte più interessante, questa funzione rimane attiva sempre, anche con il display di Glass spento. In pratica potremo in qualunque istante catturare un’immagine semplicemente chiudendo per un secondo e poi riaprendo l’occhio destro: nessun comando vocale, nessun ricorso al touchpad, nessun movimento particolare; con buona pace dei maniaci della privacy.

Altre funzioni possono sembrare più banali, ma allo stato attuale a quanto pare non lo sono così tanto: dobbiamo ribadire che è un dispositivo di sviluppo? Parliamo ad esempio del browser web. Glass non ha un browser al suo interno, pertanto i link di una ricerca non apriranno un bel nulla, ma tramite uno dei Labs è possibile avere quantomeno l’opzione per utilizzare un browser. Ora come ora starà all’utilizzatore installarne uno (Chrome va benissimo), ma ci immaginiamo che in futuro verranno sviluppati anche dei browser specifici per Glass, dato che quelli attuali non sono pensati per la sua interfaccia.

Altra opzione che rientra nel ramo “banale” è quella che abilita l’ascolto dell’ormai famoso “ok glass” in qualunque schermata; di default questo comando funziona invece solo nella sua pagina apposita e non mentre sono in esecuzione altre app. A questo proposito, esiste anche un’opzione per far sì che la normale lista di comandi che ci troviamo davanti dopo l’iniziale “ok glass”, diventi invece una serie di card separate anziché un unico elenco. Questa interfaccia è piuttosto inefficiente, in quanto assai più lenta e anche poco necessaria, non è quindi nemmeno detto che una simile opzione possa farsi strada fino alla versione commerciale.

L’elenco proseguirebbe a lungo, ma molte delle altre funzioni sono davvero sperimentali/per sviluppatori, come una sorta di stabilizzatore per la videocamera che non fa ciò che dice, o come alcune opzioni debug. Degno di nota è un comando che dovrebbe permettere a Glass di usare il proprio GPS internoanziché quello dello smartphone accoppiato, che al momento non è nemmeno ben chiaro se ci sia e che comunque non sembra per adesso sortire alcun effetto. Ultimo ma comunque degno di nota, esiste a quanto pare un comando per fare una scansione al volo un codice QR, ma anche questo è al momento inutile.

Chiudiamo segnalandovi che se volete i permessi di root su Glass, è Google stesso a spiegarvi come fare, nella stessa pagina in cui rende disponibile le factory image per ripristinare il dispositivo allo stato di fabbrica: nessuna meraviglia quindi che qualcuno ci abbia già montato una recovery ClockworkMod, vero?

 

Glass Nest: controllare il termostato con i Google Glass

Glass Nest

Google Glass:il desiderio tecnologico di molti comincia a essere oggetto di attenzioni; a parte i “nomi grossi” che sono già pronti a sbarcare sugli occhiali di BigG, c’è anche qualcun’altro che ci sta lavorando, come ad esempio il giovane ventiduenne James Rundquist con la sua Glass Nest.

Prima di spiegare in cosa consiste la sua app dobbiamo spiegarvi cos’è Nest: un marchio di termostati intelligenti ed high-tech; Glass Nest rappresenta la giunzione fra i Google Glass e i termostati Nest; con questa app infatti è possibile comandare comodamente e ovunque siamo alcuni parametri della nostra abitazione, direttamente dagli occhiali magici di Google.

Ovviamente l’app è abbastanza “elitaria” per il momento: dovremmo infatti essere tra i fortunati possessori dei Google Glass e contemporaneamente di un termostato Nest, in quel caso potremmo dirigerci sul sito creato ad hoc e fare il login per cominciare a “provare” il servizio.

I comandi sono diversi, ma tutti riconducibili a tre tipologie di “ordini” per il termostato, e consistono nel comunicare al nostro apparato Nest che stiamo lasciando l’abitazione, che vi stiamo ritornando (entrambe per le varie regolazioni) o settare l’ambiente alla temperatura che vogliamo. Non si tratta dell’app ufficiale di Google, né di Nest, come detto a inizio articolo è tutta opera di James Rundquist, e se a qualcuno interessasse il codice sorgente lo può trovare su GitHub.

Questo è un piccolo passo per la domotica, ma un balzo da gigante per il nostro desiderio di possedere i Google Glass.

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