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Del perché Google abbia comprato Motorola, e dell’abbandono di Andy Rubin.

google motorola

Perché Google ha comprato Motorola? La domanda può sembrare falsamente retorica, ma se ci pensate bene è difficile che qualcuno abbia una risposta univoca ed oggettiva. In origine si pensava fosse per accaparrarsi i suoi numerosi brevetti, e frasi come “Motorola ha inventato i cellulari” echeggiavano in segno di vittoria per la rete, ma forse non è tutt’oro quel che luccica. Una fonte collegata ad un recente processo tra Microsoft e Motorola (vinto da quest’ultima che riceverà “ben” 1,7 milioni all’anno di royalty) avrebbe ad esempio affermato che “i brevetti di Motorola non sono nemmeno così preziosi come Google credeva“, evidenziando poi come i processi cui questa è coinvolta a giro per il mondo non si risolvano certo necessariamente a suo favore.

Se insomma lo scopo era “corazzarsi” contro Apple o altri potenziali patent troll, Motorola non sarà l’inviolabile scudo che molti pensavano fosse, quantomeno non uno che valesse 12,5 miliardi di dollari.

Nel frattempo poi non è che Motorola sia diventata fruttuosa da un giorno all’altro: da quando è stata acquisita, l’azienda ha perso circa un miliardo di dollari, andando nel frattempo incontro ad una massiccia riorganizzazione interna, che ha visto vari licenziamenti e la vendita ad Arris della sua divisione Home Business.

Ultimamente abbiamo però sentito spesso parlare dei futuri smartphone di Motorola: Eric Schmidt li definisce “fenomenali“, Larry Page insiste su batteria e resistenza, e sembra anche che saranno “della giusta dimensione“, ma a parte una valanga di voci in merito, che vanno dall’esagerato al faceto, ancora X Phone o chi per lui sembra lontano mesi e mesi; e in ogni caso, Google aveva davvero bisogno di spendere così tanto solo per assicurarsi degli smartphone fatti “come vuole lui”? Ma non c’erano già i Nexus per quello? Detta in altri termini: può il contributo di Motorola considerarsi soddisfacente limitandosi ai soli smartphone, considerando anche che qualora Google dovesse favorire troppo l’azienda rischierebbe problemi con gli altri produttori? Ed è qui che spunta l’ombra di Andy Rubin.

Il papà di Android era infatti favorevole all’acquisizione, e una fonte anonima aggiunge che lo era al punto da esaminare personalmente la roadmap e i dipendenti dell’azienda. Un altro informatore ha riportato anche che quandoDenniss Woodside, il nuovo CEO di Motorola, ha preso in mano le redini della situazione, non ha visto ciò che Andy avrebbe visto, il che avrebbe aggiunto ulteriori motivazioni all’allontanamento di Rubin dal progetto Android.

L’abbandono/licenziamento di Andy torna insomma a tenere banco, che si tratti del suo carattere o delle sue scelte strategico-commerciali, ma ormai dubitiamo di venire mai davvero a conoscenza di tutti i retroscena che hanno accompagnato il suo addio. Quel che è certo però, è che qualunque sia la ragione, difficilmente riuscirà a materializzarsi a breve nella forma di 12,5 miliardi di tangibili dollari, e ci vorrà qualcosa di più di un’accozzaglia di voci di corridoio su fantomatici smartphone ed una parziale vendita (quella ad Arris per 2,2 miliardi) per colmare il buco di questa ciambella.

“Andy Rubin era testardo”, parola di un dirigente Samsung

andy rubin

Dopo le inaspettate dimissioni di Andy Rubin dalla guida di Android era prevedibile che prima o poi sarebbero emersi retroscena non per forza di cose lusinghieri sul papà di Android, come del resto succede ogni volta che un leader cede il passo. Il “dirigente” Samsung citato nel titolo dell’articolo è uno dei primi a scagliare una pietra, e tanto per non farlo restare anonimo, diciamo subito che si tratta di Kevin Packinghamchief product officer dell’azienda.

Secondo Mr. Packingham, i rapporti con Google sono “super-importanti” per Samsung ma lavorare con Rubin non è sempre stato facile perché una volta che questi era così convinto delle proprie posizioni che “non saresti riuscito a farlo deviare minimamente da esse.” Sundar Pichai invece è una persona “super-gentile” e “super collaborativa”.

Tralasciando l’abuso del termine “super”, ciò che si legge tra le righe è più unadifferenza caratteriale che altro: Andy è uno che inventa, crea, progetta, e come tale è probabilmente meno propenso a mettere in dubbio le proprie convinzioni, Sundar invece è un manager, un uomo d’affari, uno che viene a patti quando necessario insomma. E forse è di questo che ha bisogno Android adesso, ora che l’OS è cresciuto solido e radicato in ogni angolo (o quasi) del mondo. O almeno ci piace pensare che sia così, e che la mossa in futuro si riveli saggia e lungimirante, piuttosto che un conflitto di posizioni.

Andy Rubin spiega le ragioni di Google contro Aliyun

Un paio di giorni fa c’era stato un discreto tam-tam in merito all’annullamento della presentazione di uno smartphone Acer in Cina, recante OS Aliyun, con tanto di paventate minacce da parte di Google ad Acer di revocarle la licenza Android. Vediamo dunque cos’ha da dire in merito BigG.

 

La compatibilità è il cuore dell’ecosistema Android ed assicura un’esperienza consistente per gli sviluppatori, i produttori ed i consumatori. Versioni di Android non-compatibili, come Aliyun, indeboliscono l’ecosistema. Tutti i membri della Open Handset Alliance si sono impegnati a costruire una piattaforma Android e non a distribuire dispositivi Android non-compatibili. Ciò non impedisce comunque ai membri della OHA di partecipare in ecosistemi rivali.

La breve risposta dice in realtà molto più di quanto sembri: anzitutto si specifica chiaramente che Aliyun non è un OS qualsiasi, ma una versione non compatibile di Android, come sottolineato anche da Andy Rubin su Google+ (“Aliyun OS incorporates the Android runtime and was apparently derived from Android […] the platform tries to, but does not succeed in being compatible“); proprio in virtù di questo, Google ha detto la sua in merito, cosa che non avrebbe fatto se si fosse trattato solo si un ecosistema rivale, lasciando intendere che Acer e gli altri membri della OHA non devono temere ingerenze con sistemi Windows o altri OS non collegati ad Android.

Ovviamente Alibaba, la compagnia deitro Aliyun, dissente vigorosamente:

Aliyun OS è un software open-source basato su Linux e non è parte dell’ecosistema Android

Quale che sia la verità nascosta nel codice, interrompere la presentazione di uno smartphone ormai fatto e finito non è cosa da tutti i giorni e richiederà qualcosa di più di brevi dichiarazioni alla stampa per essere chiarita. Google comunque insiste, e sempre per bocca di Andy Rubin ha spiegato le sue ragioni in un lungo post sul blog degli sviluppatori, che sostanzialmente però non fa altro che ribadire perché sia così importante la compatibilità sottolineata dal comunicato già citato qui sopra, senza per altro aggiungere alcunché. Sarà forse un pensiero maligno, ma non possiamo fare a meno di chiederci se, visti i trascorsi tra Google e la Cina, tutto questo sarebbe avvenuto in un altro paese.

Android raggiunge 900.000 attivazioni al giorno

Che Android abbia fatto successo ormai è una certezza, i dispositivi che montano il sistema operativo di Google sono sempre di più e fra tablet e smartphone l’avanzata del robottino verde sembra inarrestabile.

Andy Rubin ha infatti twittato il seguente messaggio:

“Non ho piani per quanto riguarda lasciare Google. Oh, e per concludere ci sono oltre 900.000 dispositivi Android attivati ogni giorno :-) ”

Un traguardo incredibile, e l’obbiettivo di un milione di attivazioni al giorno sembra sempre più vicino e facile da raggiungere, grazie anche al’imminente Google I/O che ci porterà tante novità.

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