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Google annuncia l’acquisizione di Waze, per “sconfiggere il traffico”

google waze

Fin dai tempi di Johnny Stecchino saprete benissimo tutti che annoso problema sia quello del traffico, ma per fortuna adesso Google ha la soluzione. Immaginate di avere aggiornamenti in tempo reale da amici e altri automobilisti davanti a voi, che vi mostrino qual è il percorso più veloce: questo è quanto ci viene promesso alla luce dell’acquisizione di Waze, servizio da sempre basato sul contributo degli utenti.

L’acquisizione era nell’aria da tempo, e da pochi giorni potevamo darla quasi per scontata, ma ora arriva l’ufficialità a mettere fine ad ogni residuo pettegolezzo in merito. Google presenta il tutto come un mutuo beneficio: Maps si arricchirà di aggiornamenti sul traffico e Waze trarrà nuovo vigore dalle capacità di Google search.

I dettagli economici dell’accordo non sono stati resi noti, anche se il team di Waze a quanto pare continuerà ad operare in Israele. Ci resta qualche dubbio sul fatto che Big G avesse davvero così bisogno di Waze per migliorare i servizi relativi al traffico di Maps, e c’è infatti chi insinua che la mossa sia anche strategia nei confronti dei rivali (Facebook era senz’altro interessato, ma non è detto fosse il solo), piuttosto che pratica per i propri fini. Inutile aggiungere che speriamo comunque di vedere a breve i frutti di questa acquisizione implementati in Maps per Android, e non solo.

 

Del perché Google abbia comprato Motorola, e dell’abbandono di Andy Rubin.

google motorola

Perché Google ha comprato Motorola? La domanda può sembrare falsamente retorica, ma se ci pensate bene è difficile che qualcuno abbia una risposta univoca ed oggettiva. In origine si pensava fosse per accaparrarsi i suoi numerosi brevetti, e frasi come “Motorola ha inventato i cellulari” echeggiavano in segno di vittoria per la rete, ma forse non è tutt’oro quel che luccica. Una fonte collegata ad un recente processo tra Microsoft e Motorola (vinto da quest’ultima che riceverà “ben” 1,7 milioni all’anno di royalty) avrebbe ad esempio affermato che “i brevetti di Motorola non sono nemmeno così preziosi come Google credeva“, evidenziando poi come i processi cui questa è coinvolta a giro per il mondo non si risolvano certo necessariamente a suo favore.

Se insomma lo scopo era “corazzarsi” contro Apple o altri potenziali patent troll, Motorola non sarà l’inviolabile scudo che molti pensavano fosse, quantomeno non uno che valesse 12,5 miliardi di dollari.

Nel frattempo poi non è che Motorola sia diventata fruttuosa da un giorno all’altro: da quando è stata acquisita, l’azienda ha perso circa un miliardo di dollari, andando nel frattempo incontro ad una massiccia riorganizzazione interna, che ha visto vari licenziamenti e la vendita ad Arris della sua divisione Home Business.

Ultimamente abbiamo però sentito spesso parlare dei futuri smartphone di Motorola: Eric Schmidt li definisce “fenomenali“, Larry Page insiste su batteria e resistenza, e sembra anche che saranno “della giusta dimensione“, ma a parte una valanga di voci in merito, che vanno dall’esagerato al faceto, ancora X Phone o chi per lui sembra lontano mesi e mesi; e in ogni caso, Google aveva davvero bisogno di spendere così tanto solo per assicurarsi degli smartphone fatti “come vuole lui”? Ma non c’erano già i Nexus per quello? Detta in altri termini: può il contributo di Motorola considerarsi soddisfacente limitandosi ai soli smartphone, considerando anche che qualora Google dovesse favorire troppo l’azienda rischierebbe problemi con gli altri produttori? Ed è qui che spunta l’ombra di Andy Rubin.

Il papà di Android era infatti favorevole all’acquisizione, e una fonte anonima aggiunge che lo era al punto da esaminare personalmente la roadmap e i dipendenti dell’azienda. Un altro informatore ha riportato anche che quandoDenniss Woodside, il nuovo CEO di Motorola, ha preso in mano le redini della situazione, non ha visto ciò che Andy avrebbe visto, il che avrebbe aggiunto ulteriori motivazioni all’allontanamento di Rubin dal progetto Android.

L’abbandono/licenziamento di Andy torna insomma a tenere banco, che si tratti del suo carattere o delle sue scelte strategico-commerciali, ma ormai dubitiamo di venire mai davvero a conoscenza di tutti i retroscena che hanno accompagnato il suo addio. Quel che è certo però, è che qualunque sia la ragione, difficilmente riuscirà a materializzarsi a breve nella forma di 12,5 miliardi di tangibili dollari, e ci vorrà qualcosa di più di un’accozzaglia di voci di corridoio su fantomatici smartphone ed una parziale vendita (quella ad Arris per 2,2 miliardi) per colmare il buco di questa ciambella.

Google acquisisce una startup americana di nome Behavio

behavio

Oggi Google ha completato una nuova acquisizione: no, non è quella di Whatsapp di cui si parlò giorni fa (poi negata) bensì di Behavio, una startup formata da tre studenti dell’MIT; Behavio si occupa di analizzare la moltitudine di dati che uno smartphone può raccogliere, SMS, posizione, rumore nell’ambiente, velocità, e molto altro; per far ciò Behavio ha creato Funf, un framework open-source che permette agli sviluppatori di raccogliere questi dati.

Il potenziale del progetto sembra molto alto, e pare che fosse in grado di capire se il soggetto avesse preso l’influenza prima ancora della comparsa di sintomi visibili, attraverso semplicemente i movimenti e le nostre interazioni sociali. Behavio continuerà a mantenere Funf, ma chiuderà la versione alpha del loro software e inizierà ora a lavorare con Google; è facile immaginare che Behavio contribuirà allo sviluppo di Google Now migliorandolo ulteriormente e raffinando i suggerimenti: vedremo presto una scheda che ci informa delle nostre malattie? Aspettiamo di vedere nei prossimi mesi l’effetto di questa acquisizione.

Un dirigente di WhatsApp nega le voci di una possibile acquisizione da parte di Google

google whatsapp

Ci saremmo sinceramente stupiti del contrario, ovvero che WhatsApp avesse confermato una trattativa con Google prima che questa si fosse conclusa. Se non capite il riferimento, forse vi siete persi un report di digitaltrends che vi abbiamo tempestivamente segnalato nel week end scorso, secondo il quale BigG sarebbe intenzionato a far sua la ben nota WhatsApp.

Fatto sta che la notizia del giorno, se così si può dire, è che non ci sarebbero negoziazioni in corso tra le due aziende. La conferma viene da Neeraj Arora, capo del business development dell’app di messaggistica, che non ha però commentato ulteriormente la vicenda.

Con Babel che sembra sempre più prossimo al lancio, le probabilità che Google voglia accaparrarsi un’altra app del settore si assottigliano in effetti ogni giorno di più, e per quanto la smentita del diretto interessato sia ovvia, probabilmente è anche vera. Ma solo probabilmente, e solo questa volta.

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