La decisione da parte di Apple di non concedere all’FBI l’accesso ai dati contenuti all’interno dell’iPhone 5c appartenuto a Syed Farook, responsabile della strage di San Bernardino nel 2015, ha creato disagi e malumori oltre oceano, suscitando l’ira di una parte dello schieramento politico americano.

In prima fila è ovviamente l’istrionico candicato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump, il quale ha approfittato dello show televisivo Fox and Friends per ribadire il suo appoggio incondizionato al tribunale che ha avanzato l’iniziale richiesta. “Ma chi si credono di essere?”, ha affermato ai microfoni della trasmissione. E ancora: “Concordo al 100% con la corte, in questo caso dobbiamo usare il buon senso, ragionare con le nostre teste”.

La questione è stata sollevata dopo che questa mattina il CEO di Apple Tim Cook aveva pubblicato una lettera aperta in cui si afferma che l’azienda si oppone all’ordine da parte del giudice federale di creare una nuova versione di iOS che consenta l’accesso ai dati criptati per aiutare l’FBI nelle indagini sulla strage.

Nonostante l’orrore provato da Apple per quanto avvenuto, Cook ribadisce che la creazione di una backdoor in iOS sarebbe troppo pericolosa e costituirebbe un precedente importante.

“Sebbene riteniamo che le intenzioni dell’FBI siano buone, sarebbe sbagliato per il Governo obbligarci a creare una backdoor nei nostri prodotti. Infine, abbiamo paura che questa richiesta possa minare quella libertà che il nostro Governo intende proteggere”.
Il problema dei dati criptati era emerso in modo prominente già lo scorso mese di gennaio, quando lo Stato di New York ha avanzato una proposta di legge per obbligare i produttori di smartphone e i fornitori di sistemi operativi a sbloccare e decriptare i dispositivi, pena il pagamento di una multa di 2500 dollari per prodotto.

La politica attuata da Apple è stata sino ad oggi quella di fornire ai soli utenti le chiavi della loro privacy, ed è difficile che la strategia aziendale possa essere abbandonata così facilmente.