La notizia che andremo a riportare genererà molto malcontento, innescando, quasi sicuramente, una notevole mole di polemiche. Esponiamo i fatti con ordine: già da diversi mesi si parla di una revisione delle imposte relative al compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, già previsto dall’attuale normativa sul diritto d’autore. Dopo mesi di discussione (ed anche il cambio di un Ministro), è stato firmato il decreto che attuerà l’aggiornamento delle tariffe per i prossimi tre anni, ad opera del Ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini.

In realtà l’adeguamento giunge in notevole ritardo: il suo rinnovo era previsto per Dicembre 2012 (le tariffe risalgono, quindi, al 2009), ma proprio le tante discussioni e contrarietà ne avevano fatto slittare l’entrata in vigore (anche per i mancati accordi sull’entità degli aumenti). Ricordiamo che queste imposte sono derivate da una direttiva UE, che ogni Stato recepisce con l’applicazione di tariffe proprie. Pur non disponendo ancora della tabella con tutti i dati, sono comunque già trapelate sufficienti informazioni per stilare un quadro preliminare.

Gli aumenti riguardano soprattutto smartphone e tablet, una decisione che non lascia sorpresi, poiché si tratta dei prodotti attualmente più venduti. In percentuale il rincaro è assolutamente importante: le precedenti tariffe stabilivano un compenso di 0,90 Euro per gli smartphone e 1,90 Euro per i tablet. Il nuovo decreto, invece, stabilisce un sistema di tariffe modulari, con entità variabile a seconda del quantitativo di memoria installato.

Si parte da un minimo di 3 Euro per dispositivi fino a 8GB di memoria, arrivando fino ai 4,80 Euro per quantitativi oltre i 32GB. Uno srmartphone o tabelle da 16GB, taglio molto comune, sarà assoggettato ad un’imposta di 4 Euro. Per i computer si parla di 5,20 Euro, per memory card da 4GB di 0,36 Euro, per chiavette USB da 4GB di 0,40 Euro. Molto bassi i compensi per CD e DVD, rispettivamente 0,10 e 0,20 Euro (per i singolo strato): anche qui la motivazione è semplice e legata all’uso, o forse sarebbe meglio dire disuso, dato che si tratta di tipologie ormai sempre meno utilizzate.

Viene comunque sottolineato che le nuove tariffe italiane, pur decisamente rincarate, sono inferiori, rispetto a quelle in vigore presso altri Paesi europei: in Francia, ad esempio, uno smartphone da 16GB paga un’imposta pari a 8 Euro, mentre in Germania si sale addirittura a 36 Euro. Dubitiamo, però, che questo basterà a placare il malcontento: anche se il ministero sottolinea come non vi sia alcun incremento dei prezzi, a carico degli utenti, è facile prevedere che almeno una parte degli aumenti verrà scaricata dai produttori verso i consumatori.

Il Ministro ha istituito un tavolo tecnico per monitorare l’evoluzione e le tendenze del mercato, in modo da ottenere, entro 12 mesi, un quadro dell’applicazione delle nuove tariffe. L’aumento delle entrate, da parte della SIAE, finanzierà, in parte, la promozione di nuovi artisti. Critiche sono già pervenute da parte di Confindustria:

Un provvedimento ingiustificato che non riflette il comportamento dei consumatori e l’evoluzione delle tecnologie, non in linea con lo sforzo che il Paese deve compiere per sostenere l’innovazione digitale.