Notizie dal web

Wi-Fi gratuito nei luoghi pubblici in Italia secondo una prima proposta di legge: realtà o “follia”?

NYC To Turn Some Of Its 12,000 Phone Booths Into Free Wifi Spots

Uno dei miti con cui gli italiani guardano all’estero, mito tra l’altro in parte troppo fantasioso, è quello della Wi-Fi gratuita nei luoghi pubblici: negli esercizi commerciali, scuole, aeroporti, taxi, e in linea di massima in qualsiasi luogo al di fuori delle mura domestiche; il mito potrebbero però diventare realtà grazie ad una nuova proposta di legge, che comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non diventerà effettiva prima del 2015 inoltrato.

 

Si tratta di un disegno importante, promosso da Sergio Boccadutri (PD) e cofirmato da Enza Bruno Bossio, Ernesto Carbone, Alberto Losacco, Gennaro Migliore e sottoscritto da altri 106 parlamentari. La proposta Disposizioni per la diffusione dell’acceso alla rete internet mediante connessione senza fili (A.C. 2528 – XVII Legislatura) recita infatti in una bozza del primo comma dell’articolo 1:

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, al fine di facilitare l’accesso alla rete internet, tutti gli esercizi commerciali, le associazioni culturali aperte al pubblico, i taxi, gli esercenti attività di noleggio con conducente, i bus privati, i treni e gli aerei registrati in Italia hanno l’obbligo di dotarsi di collegamento alla rete internet e renderla disponibile tramite tecnologia wireless basata sulle specifiche dello standard IEEE 802.11 (wifi), consentendo l’accesso a tutti a titolo gratuito e senza necessità di utilizzare credenziali di accesso e password.

Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, la proposta è da intendersi valida solo per quelli con superficie superiore ai 100mq ed almeno due dipendenti, ma in ogni caso la notizia porta innegabilmente con sé una certa euforia, anche se raffreddando i facili entusiasmi ci si accorge che è troppo presto per cantar vittoria.

Anzitutto non è affatto detto che la legge diventi tale così com’è stata formulata ora, ed in ogni caso un conto è avere un servizio, un altro è l’effettiva qualità dello stesso. Una Wi-Fi ubiqua, ma perennemente congestionata e bloccata per lo più, non cambierebbe praticamente nulla per il cittadino medio, considerando anche che chi potrebbe usufruirne in mobilità sarà probabilmente già dotato di una connessione mobile con il proprio operatore, che supererà facilmente in velocità quella della Wi-Fi pubblica. Oltre a questo, per quanto sia innegabile che tutti vorremmo tutto gratis, una simile infrastruttura ha comunque dei costi, sia di messa in opera che di manutenzione; e possiamo anche illuderci di non pagare nulla se la connessione fosse gratis, ma in ogni caso pagheremmo comunque qualcosa indirettamente in altre forme. Ma purtroppo in Italia ci siamo fatti spesso ingannare dal mantra: “più gratis è e meglio è”.

All’estero non è così. La Wi-Fi nelle grandi città non è gratuita, non la si trova ovunque, e non è necessariamente illimitata e senza credenziali di accesso. Se singoli esercizi commerciali la vogliono implementare gratuitamente per i loro clienti ne hanno la facoltà, ma non è un obbligo come la proposta di legge italiana vorrebbe imporre. Può inoltre capitare di averla gratuita solo per navigazioni brevi, nell’ordine della mezz’ora, o di dover comunque effettuare una forma di login e di identificazione, per quanto gratuito possa essere poi l’accesso al servizio. È così che si ammortizzano i costi, e che se ne evitano anche anonimi abusi, che facilmente dilagherebbero.

La proposta italiana, come spesso accade in molti ambiti tecnici, sembra invece fatta da chi tecnico non è affatto, e promette risultati fiabeschi che inevitabilmente si scontreranno con la fattibilità degli stessi. In un’ottica turistica, o anche solo per colmare il digital divide che ci separa dal resto dell’Europa, si tratta di una mossa importante, sia dal punto di vista della spesa che del potenziale ritorno economico e soprattutto d’immagine, che possono benissimo diventare tutt’uno. Ma se l’idea in sé ci trova concordi, la sua attuazione ci lascia perplessi, compreso il fatto che debba tutto essere gratuito; a meno di non volersi ritrovare con un servizio insicuro e scadente, del quale esistono già tanti altri esempi qui da noi. “Free Wi-Fi” non si traduce insomma necessariamente con “Wi-Fi gratis”, ma questo non sembrano averlo capito tutti.

La Germania vuole che Google sveli i segreti del suo algoritmo di ricerca

google final

Il ministro della giustizia tedesco, Heiko Maas, punta al cuore di Google: il motore di ricerca, o meglio l’algoritmo che lo muove, uno dei “segreti” più desiderati del web, che ha consentito a BigG di raggiungere una posizione che la Germania definisce di fatto un monopolio in Europa.

Il problema, secondo Maas, sarebbe relativo alla trasparenza dell’algoritmo di Google, che andrebbe verificata per evitare violazioni alla privacy dei cittadini, per i quali il ministro tedesco vorrebbe introdurre uno standard unico di protezione dei dati a livello dell’intera Unione europea.

 

Ciò che a quanto pare ha fatto scattare l’attenzione di Maas è il 95% di quota di mercato dei motori di ricerca raggiunto da Google, una quota che il ministro definisce di dominio monopolista, non di libera concorrenza.

I commenti, non solo da parte di Google, sono ovviamente negativi. Robert Kimmitt, ex ambasciatore USA in Germania, afferma in pratica che non dovrebbe essere proprio un paese innovatore come quello tedesco a proporre simili forme di controllo della proprietà intellettuale.

E se l’intesa non arrivasse? La Germania potrebbe chiedere misure eccezionali e coercitive all’intera UE, e senz’altro lo farà a livello nazionale. Un braccio di ferro tutt’altro che piacevole insomma, forse per ambo le parti.

Minecraft e Mojang sono ufficialmente proprietà di Microsoft per 2,5 miliardi di dollari

Minecraft proprietà Microsoft

Le voci risalenti a qualche giorno fa riportate dal The Wall Street Journal si sono rivelate fondate:Microsoft ha acquistato Mojang, la software house svedese dietro all’enorme successo di Minecraft. L’unica inesattezza nella notizia messa in circolo dalla nota testata statunitense riguardava il prezzo relativo all’acquisizione della software house: il prezzo finale ammonta a 2,5 miliardi di dollari e non a “soli” 2 miliardi.

 

L’acquisizione di Mojang, e quindi di Minecraft, da parte di Microsoft si concluderà entro la fine dell’anno: ”Minecraft adds diversity to our game portfolio and helps us reach new gamers across multiple platforms.“, questo quanto riportato da Phil Spencer, capo della divisione Xbox di casa Microsoft, che continua affermando che la società vede un gran potenziale in un’eventuale espansione della community e del franchise. Il piano, continua Spencer, è di mantenere la compatibilità del gioco con tutte le piattaforme, Android compresa. Markus “Notch” Persson, proprietario di Mojang e creatore di Minecraft, non entrerà a far parte di Microsoft insieme alla sua software house. Niente da temere quindi per la versione dedicata al robottino verde: l’obiettivo del colosso statunitense è quello di non favorire alcuna piattaforma e di concentrarsi, in sostanza, verso tutte.

Zuckerberg: “WhatsApp può raggiungere i 2 miliardi di utenti”

 

Solo pochi giorni fa vi parlavamo di come WhatsApp abbia raggiunto la ragguardevole cifra di 600 milioni di utenti mensili attivi. Zuckerberg torna a parlare dell’applicazione nel corso di un recente evento tenutosi a Città del Messico, il quale ha visto il CEO di Facebook ospite di un importante appuntamento che ha trattato la tematica della diffusione dell’accesso a internet anche nelle realtà più disagiate.

Secondo Zuckerberg, WhatsApp si appresta a diventare la piattaforma di messaggistica più popolare e più diffusa al mondo e che il traguardo dei 2 miliardi di utenti attivi è realizzabile. In realtà, Zuckerberg, ha parlato di 2-3 miliardi di utenti, tuttavia anche l’aspettativa “più bassa” rappresenterebbe un risultato incredibile.

  • Categorie

  • Pubblicità

  • Top Categorie

    • Selezione categoria
Torna all'inizio