Archivio di ottobre, 2014

Wi-Fi gratuito nei luoghi pubblici in Italia secondo una prima proposta di legge: realtà o “follia”?

NYC To Turn Some Of Its 12,000 Phone Booths Into Free Wifi Spots

Uno dei miti con cui gli italiani guardano all’estero, mito tra l’altro in parte troppo fantasioso, è quello della Wi-Fi gratuita nei luoghi pubblici: negli esercizi commerciali, scuole, aeroporti, taxi, e in linea di massima in qualsiasi luogo al di fuori delle mura domestiche; il mito potrebbero però diventare realtà grazie ad una nuova proposta di legge, che comunque, anche nella migliore delle ipotesi, non diventerà effettiva prima del 2015 inoltrato.

 

Si tratta di un disegno importante, promosso da Sergio Boccadutri (PD) e cofirmato da Enza Bruno Bossio, Ernesto Carbone, Alberto Losacco, Gennaro Migliore e sottoscritto da altri 106 parlamentari. La proposta Disposizioni per la diffusione dell’acceso alla rete internet mediante connessione senza fili (A.C. 2528 – XVII Legislatura) recita infatti in una bozza del primo comma dell’articolo 1:

Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, al fine di facilitare l’accesso alla rete internet, tutti gli esercizi commerciali, le associazioni culturali aperte al pubblico, i taxi, gli esercenti attività di noleggio con conducente, i bus privati, i treni e gli aerei registrati in Italia hanno l’obbligo di dotarsi di collegamento alla rete internet e renderla disponibile tramite tecnologia wireless basata sulle specifiche dello standard IEEE 802.11 (wifi), consentendo l’accesso a tutti a titolo gratuito e senza necessità di utilizzare credenziali di accesso e password.

Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, la proposta è da intendersi valida solo per quelli con superficie superiore ai 100mq ed almeno due dipendenti, ma in ogni caso la notizia porta innegabilmente con sé una certa euforia, anche se raffreddando i facili entusiasmi ci si accorge che è troppo presto per cantar vittoria.

Anzitutto non è affatto detto che la legge diventi tale così com’è stata formulata ora, ed in ogni caso un conto è avere un servizio, un altro è l’effettiva qualità dello stesso. Una Wi-Fi ubiqua, ma perennemente congestionata e bloccata per lo più, non cambierebbe praticamente nulla per il cittadino medio, considerando anche che chi potrebbe usufruirne in mobilità sarà probabilmente già dotato di una connessione mobile con il proprio operatore, che supererà facilmente in velocità quella della Wi-Fi pubblica. Oltre a questo, per quanto sia innegabile che tutti vorremmo tutto gratis, una simile infrastruttura ha comunque dei costi, sia di messa in opera che di manutenzione; e possiamo anche illuderci di non pagare nulla se la connessione fosse gratis, ma in ogni caso pagheremmo comunque qualcosa indirettamente in altre forme. Ma purtroppo in Italia ci siamo fatti spesso ingannare dal mantra: “più gratis è e meglio è”.

All’estero non è così. La Wi-Fi nelle grandi città non è gratuita, non la si trova ovunque, e non è necessariamente illimitata e senza credenziali di accesso. Se singoli esercizi commerciali la vogliono implementare gratuitamente per i loro clienti ne hanno la facoltà, ma non è un obbligo come la proposta di legge italiana vorrebbe imporre. Può inoltre capitare di averla gratuita solo per navigazioni brevi, nell’ordine della mezz’ora, o di dover comunque effettuare una forma di login e di identificazione, per quanto gratuito possa essere poi l’accesso al servizio. È così che si ammortizzano i costi, e che se ne evitano anche anonimi abusi, che facilmente dilagherebbero.

La proposta italiana, come spesso accade in molti ambiti tecnici, sembra invece fatta da chi tecnico non è affatto, e promette risultati fiabeschi che inevitabilmente si scontreranno con la fattibilità degli stessi. In un’ottica turistica, o anche solo per colmare il digital divide che ci separa dal resto dell’Europa, si tratta di una mossa importante, sia dal punto di vista della spesa che del potenziale ritorno economico e soprattutto d’immagine, che possono benissimo diventare tutt’uno. Ma se l’idea in sé ci trova concordi, la sua attuazione ci lascia perplessi, compreso il fatto che debba tutto essere gratuito; a meno di non volersi ritrovare con un servizio insicuro e scadente, del quale esistono già tanti altri esempi qui da noi. “Free Wi-Fi” non si traduce insomma necessariamente con “Wi-Fi gratis”, ma questo non sembrano averlo capito tutti.

Android Lollipop si disconnette da solo dalle Wi-Fi senza connessione

Android Lollipop Googleplex

Sarà capitato anche a voi di collegarvi a qualche rete pubblica nella quale poi non potevate navigare: segnale debole o assente, autorizzazione richiesta o altri problemi; magari all’inizio un po’ andava e l’avete lasciata stare, salvo poi scoprire ore dopo che eravate offline. Ebbene, Android 5.0 Lollipopviene incontro anche a questi problemi, passando automaticamente da Wi-Fi a rete mobile, se disponibile, qualora la prima non fornisca una connessione utile.

LEGGI ANCHE: Android 5.0 Preview LPX13D, la nostra prova (foto e video)

Non ci eravamo accorti di questo dettaglio nella nostra prova di Android 5.0 essendo sempre rimasti su Wi-Fi affidabili, ma a quanto pare non solo il sistema funziona, ma avvisa anche l’utente con un bel “!” nella barra di stato a fianco dell’icona wireless o anche di quella di rete mobile, qualora fosse quest’ultima ad avere problemi.

Notare tra l’altro che Samsung ha implementato da tempo una simile funzione nella sua interfaccia: magari è solo una coincidenza, o forse è un ulteriore sintomo della rinnovata collaborazione tra le due aziende, dopo Knox.

A questo aggiungete un’altra novità importante ma più nascosta: grazie al nuovo job scheduler,Android Lollipop blocca le richieste di sincronizzazione di tutte le app qualora non vi sia una connessione dati attiva, impedendo loro di consumare inutilmente energia con tentativi che non porterebbero a nulla. La batteria ringrazia, e l’utente è avvisato nella status bar: che volete di più?

 

Apple SIM: la grande novità non annunciata

mobile-sims

Come probabilmente saprete, giovedì si è tenuto l’Apple Special Event durante il quale l’azienda di Cupertino ha presentato i nuovi iPad Air 2 e iPad mini 3, oltre ad iMac da 27″ con display Retina 5K, Mac mini e OS X Yosemite. Ma per quanto possa essere bello lo schermo del nuovo iMac o per quanto possa essere migliorato il nuovo iPad, la vera rivoluzione presentata ieri è ciò di cui non si è parlato: l’Apple SIM.
Google W…cosa?

Se ripercorriamo la storia delle nostre connessioni in mobilità, risulta evidente che è sempre stata Apple a dettare legge con i gestori telefonici: per ridurre le dimensioni dei suoi dispositivi ci siamo piegati tutti, operatori compresi, prima alla micro SIM e poi alla nano SIM. Potremmo illuderci che sia stata una generale esigenza del mercato, che anche le altre aziende ne avessero bisogno, ma per capire quanto conti l’influenza di Apple basta pensare che in 3 anni di Google Wallet quasi nulla si è mosso per i pagamenti in mobilità ma sono bastati sei mesi di Apple Pay perché quattro tra le più importanti banche americane (Navy Federal Credit Union, USAA, Chase e PNC) accettassero ipagamenti via NFC: negli USA da lunedì 20 ottobre saràdavvero possibile pagare con iPhone.

Questa breve parentesi per dimostrare che, quasi sempre, Apple ha il coltello dalla parte del manico rispetto al resto del mercato e la mossa lanciata con Apple SIM è davvero una rivoluzione nel campo della telefonia. Durante la presentazione, l’argomento è stato completamente evitato, quindi cerchiamo di fare chiarezza: chi acquista un iPad (sia Air che mini) Wi-Fi + 4G nel Regno Unito e negli Stati Unitinon dovrà inserire alcuna SIM all’interno, perché anche la connettività verrà interamente gestita da Apple. All’interno del tablet è infatti inclusa la Apple SIM che può essere configurata direttamente dalle Impostazioni: per quanto incredibile possa sembrare, da un semplice menu l’utente potrà scegliere l’operatore telefonico così come il piano dati che preferisce.

scelta operatore

Questo significa che il cambio di operatore sarà letteralmente a un clic di distanza: niente più code in negozio o tempi di attesa per l’attivazione della SIM; se il mio gestore non mi va più a genio posso passare alla concorrenza comodamente dal divano di casa.

Immaginate, poi, come potrebbero cambiare le cose con i viaggi all’estero: spostandoci in un paese diverso dal nostro potremo attivare  immediatamente un’offerta con un operatore nazionale, con la probabile conseguenza degli abbattimenti dei costi di roaming, come previsto dall’Unione Europea.

sim-card

No, la Apple SIM non è affatto così. Ma tanto non la vedremo mai al di fuori di un iPad.

Osservando l’andamento degli ultimi anni è evidente che la sorte dei gestori di telefonia è destinata a cambiare: nessuno utilizza più gli SMS e anche le chiamate potrebbero essere rimpiazzate da servizi VoIP nel prossimo futuro. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno ormai è internet: questo cambio radicale sta spostando la fidelizzazione degli utenti, che non sono più legati ad un operatore quanto ad un marchio o un servizio. Una volta c’erano la TIM Tribù e la Vodafone People, adesso ci sonoiMessage e Hangouts, WhatsApp e Telegram.

È per questo che la Apple SIM rappresenta una piccola rivoluzione: è la prova che i gestori telefonici si dovranno piegare al volere dei grandi nomi dell’informatica, il cui maggior interesse è che gli utenti sfruttino i loro servizi. E meno costa la connessione ad Internet, più persone potranno sfruttare la reale potenza degli smartphone.

Tirando le somme, questa settimana potremmo aver assistito all’inizio di un grande cambiamento che, in futuro, poterà dei vantaggi anche a noi utenti Android, che siamo ancora un po’ costretti a metterci nella scia di Apple quando vogliamo delle piccole “rivoluzioni”. Sperando che prossimamente le offerte degli operatori siano decisamente migliori di quelle attuali.

Android 5.0 Lollipop renderà inutilizzabili gli smartphone rubati

Android Lollipop Googleplex

Ne avevamo già sentito parlare e pur non essendo una delle novità messe in evidenza quest’oggi da Google nell’annuncio dei nuovi Nexus e di Android 5.0 Lollipop, la sicurezza nei confronti dei furti di smartphone sarà rafforzata.

Queste misura è in parte dovuta alle leggi in vigore nella giurisdizione della California, ma farà piacere a tutti i possessori di uno smartphone: in inglese questa funzionalità è chiamata Factory Reset Protection e in breve significa che per poter essere ripristinato un telefono richiederà la password del vostro account, rendendo praticamente inutilizzabile lo smartphone per i ladri, a meno che non sappiano la vostra password.

 

Non vogliamo dire che ciò risolva il problema dei furti di smartphone, ma di certo sarà un deterrente col tempo per i potenziali ladri.

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