Archivio di settembre, 2014

Cosmos, il browser che naviga grazie agli SMS

Internet Market Considers MIcrosoft Bid for Yahoo

Non in tutto il mondo le connessioni 3G ed LTE sono a portata di tutti come lo sono da noi: per tutti coloro che non possono beneficiare di una connettività, sarà certamente utile Cosmos. Il progetto è tanto interessante quanto bizzarro: un browser (se così lo si può effettivamente chiamare) che naviga grazie agli SMS.

 

Quel che avviene dietro le quinte quando digitiamo un URL è che l’indirizzo viene reindirizzato viamessaggio ad un numero Twillo che lo rigira a sua volta ai server di Cosmos. Questi, sempre attraverso (diversi) SMS, rispondono con il sorgente (HTML, CSS e Javascript) compresso della pagina che viene successivamente ricomposto dall’applicazione installata sullo smartphone.

Questo metodo ha ovviamente delle limitazioni, che vanno dalla probabile lentezza del servizio al problema di assemblare le pagine web nel caso in cui vada perso un messaggio. Per quanto possa sembrarvi assurdo, però, non è neanche la prima volta che qualcuno tenta un approccio alla navigazione via SMS: ci aveva già provato diversi anni fa Smozzy, software nato come esclusiva per gli utenti T-Mobile che è però finito nel dimenticatoio.

Tornando a Cosmos, secondo gli sviluppatori lo vedremo già dalla fine di settembre: nel frattempo chi mastica un po’ di codice può dare un’occhiata su GitHub dove sono presenti i sorgenti sia del backendche del client per Android. Cosa ve ne pare di questo coraggioso progetto? Pensate potrà mai avere fortuna?

La Germania vuole che Google sveli i segreti del suo algoritmo di ricerca

google final

Il ministro della giustizia tedesco, Heiko Maas, punta al cuore di Google: il motore di ricerca, o meglio l’algoritmo che lo muove, uno dei “segreti” più desiderati del web, che ha consentito a BigG di raggiungere una posizione che la Germania definisce di fatto un monopolio in Europa.

Il problema, secondo Maas, sarebbe relativo alla trasparenza dell’algoritmo di Google, che andrebbe verificata per evitare violazioni alla privacy dei cittadini, per i quali il ministro tedesco vorrebbe introdurre uno standard unico di protezione dei dati a livello dell’intera Unione europea.

 

Ciò che a quanto pare ha fatto scattare l’attenzione di Maas è il 95% di quota di mercato dei motori di ricerca raggiunto da Google, una quota che il ministro definisce di dominio monopolista, non di libera concorrenza.

I commenti, non solo da parte di Google, sono ovviamente negativi. Robert Kimmitt, ex ambasciatore USA in Germania, afferma in pratica che non dovrebbe essere proprio un paese innovatore come quello tedesco a proporre simili forme di controllo della proprietà intellettuale.

E se l’intesa non arrivasse? La Germania potrebbe chiedere misure eccezionali e coercitive all’intera UE, e senz’altro lo farà a livello nazionale. Un braccio di ferro tutt’altro che piacevole insomma, forse per ambo le parti.

Rapid7 definisce Android “un disastro per la privacy”

Android Malware

Rapid7 è un’azienda di Boston che si occupa di sicurezza informatica che lunedì ha fatto importanti dichiarazioni su Android definendolo, letteralmente “un disastro per la privacy” (privacy disaster).

 

A giudicare da quanto scoperto durante la ricerca, esiste un pericoloso bug che affligge il browser stock e che consentirebbe ad hacker di ottenere informazioni sensibili a proposito degli utenti, riuscendo ad accedere agli altri siti visitati, al local storage, ai cookie e persino alle password salvate.

Questo problema esporrebbe a rischi per la sicurezza tutti gli utenti che non utilizzano ancora KitKat come sistema operativo, ossia oltre il 75% dei possessori di smartphone Android.

Secondo gli ingegneri di Rapid7, la falla è decisamente grave: grazie ad una pagina malevola sarebbe infatti possibile carpire i dati o peggio ancora i cookie) relativi a siti aperti nelle altre schede.

Attualmente la compagnia non ha ancora contattato ufficialmente Google che, per il momento, non ha fatto sapere nulla a proposito. Probabilmente non ha senso fare del facile allarmismo e difficilmente vi troverete l’account della banca hackerato per colpa di questo bug, ma esserne a conoscenza è già un passo avanti per risolverlo.

Il CEO di Huawei prende in giro iPhone 6 Plus con un Ascend Mate 7

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Huawei Ascend Mate 7 è uno dei phablet con la migliore ottimizzazione tra schermo e superficie della parte frontale, ma se avete letto la nostra recensione questo lo saprete già. Logico quindi che il CEO dell’azienda ne vada piuttosto orgoglioso, tanto da usarlo anche come “arma” per scagliarsi controApple, che è da poco entrata in questo segmento con iPhone 6 Plus.

 

Ascend Mate 7, con i suoi 6” di schermo che occupa l’83% della parte frontale, misura infatti 157 x 81 x 7,9 mm, mentre iPhone 6 Plus, con i suoi 5,5”, misura 158 x 77,7 x 7,1 mm. Il modello di Apple è quindi più alto (anche se solo di 1 millimetro) ma meno spesso (3,3 mm) e più sottile (0,8 mm): differenze però piuttosto risibili, se pensiamo appunto che i due schermi hanno mezzo pollice di differenza l’uno con l’altro.

Il CEO di Huawei è appunto così fiero di questo risultato raggiunto da aver pubblicato il foto confronto che trovate qui sotto sul proprio account Weibo, un social network cinese; il risultato è stato ottenuto anche grazie all’intelligente posizione del sensore di impronte digitali su Ascend Mate 7, che essendo sul retro non ruba cornici attorno al display (semmai un po’ di spessore), e funziona altrettanto bene. E voi quale phablet preferite?

 

 

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