Archivio di 15 luglio 2014

Equo compenso: nuove tasse su smartphone e tablet, fino a 20 euro in più per un hard disk

 

Ora che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, sappiamo che non ci saranno ulteriori modifiche alle nuove tariffe dell’equo compenso, che entreranno in vigore tra soli dieci giorni.

Che cos’è l’equo compenso? – Secondo la definizione di Wikipedia:

L’equo compenso, o contributo per la copia privata è un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti creativi come indennizzo sull’utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d’autore.

In parole povere è una tassa imposta per avere un risarcimento sulle copie private del materiale coperto da diritti d’autore, come il backup della musica che abbiamo legalmente acquistato su un hard disk o sul nostro smartphone.

Il paradosso, come sottolinea il quotidiano La Stampa, sta nel fatto che se comprate un televisore in grado di registrare dovrete pagarla, ma poi dovrete anche acquistare una chiavetta sulla quale registrare, dunque pagherete due volte.

 

La SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori), che secondo alcune stime grazie a questo introito guadagnerà il 250% in più rispetto al 2013, riceverà questa tassa e la distribuirà tra i vari autori, ma ad esempio gli sviluppatori le cui app sono state piratate non riceveranno ovviamente un soldo (giusto per fare un esempio di quanto sia fallace l’equo compenso).

Ecco il listino delle nuove tasse applicate:

  • Smartphone e tablet: da 3,50 a 5,20 euro a seconda della memoria (prima era 0,90 per i telefoni, 0 per i tablet)
  • Televisore: 4 euro
  • Chiavetta USB: fino a 9 euro
  • Hard Disk: fino a 20 euro
  • Computer: 5,20 euro

Il ministro Franceschini assicura che comunque questi rincari non si abbatteranno sui consumatori ma sui produttori, dato che molti prodotti vengono venduti a prezzo fisso, ma nei casi delle chiavette USB e degli hard disk l’aumento è così sostanzioso da farci dubitare di questa affermazione.

Nato nel 1941 per proteggere l’industria musicale dalla radio, l’equo compenso è una tassa che oggi sembra essere sempre più fuori luogo e che potrebbe anche avere un effetto indesiderato sull’industria italiana, favorendo l’acquisto di prodotti in paesi europei dove questa tassa non è in vigore a sfavore delle aziende italiane che questa tassa dovranno necessariamente pagarla.

Apple si lamenta: “noi rimborsiamo gli acquisti in-app, ma Google no”

android mac apple thinkstock final

Il sistema dei rimborsi in casa Apple non è impeccabile, tanto che a inizio anno l’azienda di Cupertino è stata costretta a rimborsare i genitori, vittime degli acquisti incauti dei propri figli, con oltre 32 milioni di dollari.

In iOS infatti non c’era un modo per bloccare gli acquisti in-app, magari tramite password, come avviene su Google Play, e le conseguenze sono state piuttosto salate per Apple; che ora però passa al contrattacco.

 

In una nota inviata alla Federal Trade Commission statunitense, il legale di Apple Bruce Sewell cita esplicitamente Google, reo di non aver subito, a detta sua, lo stesso trattamento.

Se infatti da una parte sul Play Store già esisteva la protezione con password, dopo che i genitori l’avevano immessa, i figli avevano 30 minuti di acquisti liberi senza la necessità di nuove autorizzazioni, cosa che ha portato anche in quel caso ad addebiti indesiderati.

Se l’FTC prenderà o meno provvedimenti è ancora da vedere, ma di certo il tema degli acquisti in-app e dei rimborsi non manca di tenere banco, segno che un cambiamento in senso generale è necessario. Se arriverà o meno (e dove) è un altro paio di maniche.

Samsung sospende i rapporti con un’azienda fornitrice per sospetto lavoro minorile

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Samsung ha sospeso i propri rapporti commerciali con Dongguan Shinyang Electronics Co. Ltd., un’azienda cinese che è stata accusata da China Labor Watch di aver commesso 15 violazioni tra le quali ne compaiono alcune relative allo sfruttamento minorile.

 

Samsung aveva dichiarato di non aver trovato nulla di irregolare durante le proprie ispezioni, ma dopo il report di CLW ha giustamente interrotto il proprio rapporto con l’azienda. Ecco la dichiarazione completa dell’azienda coreana:

Samsung Electronics conducted an investigation into Dongguan Shinyang Electronics Co. Ltd., one of its suppliers, immediately after China Labor Watch accused on July 10 the China-based supplier of hiring children.

Following the investigation, Samsung decided to temporarily suspend business with the factory in question as it found evidences of suspected child labor at the worksite. The decision was made in accordance with Samsung’s zero tolerance policy on child labor.

It is unfortunate that the allegation surfaced despite Samsung’s efforts to prevent child labor at its suppliers. As part of its pledge against child labor, Samsung routinely conducts inspections to monitor its suppliers in China to ensure they follow the commitment, and has provided necessary support.

For Dongguan Shinyang Electronics, Samsung has conducted audits on three occasions since 2013, with the latest one ending on June 25, 2014. No cases of child labor were found during these audits.

In the separate investigation following the CLW allegations, however, Samsung found evidences of illegal hiring process that took place on June 29. The Chinese authorities are also looking into the case.

If the investigations conclude that the supplier indeed hired children illegally, Samsung will permanently halt business with the supplier in accordance with its zero tolerance policy on child labor.

Furthermore, Samsung will strengthen its hiring process not only at its production facilities but also at its suppliers to prevent such case from reoccurring.

Saturn diventerà MediaWorld, non solo i negozi ma anche le risorse web

mediaworld saturn

Dopo l’unione di MarcoPolo e UniEuro, altri due colossi del settore dell’elettronica di consumo uniscono le forze, solo che non c’è molto dell’alleanza dietro questa mossa.

 

MediaWorld prenderà infatti progressivamente possesso dell’attuale territorio di Saturn: i 14 punti vendita di quest’ultimo saranno rebrandizzati, e i canali web di Saturn rimanderanno al compra online di MediaWorld.

Non abbiamo indicazioni precise sui tempi di rebranding, ma l’affare è ormai ufficiale, tanto più che da un punto di vista societario le due aziende erano già da tempo una sola, rendendo ancora più ridotto il panorama di grandi catene di elettronica di consumo nel nostro paese.

 

MEDIA WORLD: ONE OMNICHANNEL BRAND

Al via il progetto di rebranding dei 14 punti vendita Saturn

Curno, 14 luglio 2014 – MEDIAMARKET, la principale catena di elettronica di consumo in Italia, annuncia oggi un importante progetto relativo alla presenza del Gruppo sul territorio italiano: l’Azienda intraprende un percorso di rebranding dei 14 punti vendita Saturn che lasceranno gradualmente spazio all’insegna Media World. Allo stesso modo, anche i canali digitali web e mobile Saturn verranno progressivamente reindirizzati su Media World Compra on Line.

Questo annuncio è parte integrante della nuova strategia di MEDIAMARKET “Seamless Customer Experience” il cui principale obiettivo è quello di rendere l’esperienza di acquisto del consumatore completa e appagante grazie a un processo di maggiore integrazione tra canali di vendita, comunicazione e community digitali.

Seamless si traduce in un modello di business totalmente omnicanale che assicura una maggiore efficienza e una maggiore efficacia nei confronti dei consumatori, senza distinzioni tra fisico e virtuale, tra web e mobile, tra pc e smartphone, che pone il cliente sempre al centro e ne garantisce un’esperienza d’acquisto unica e appagante.

“Per il Gruppo Media-Saturn – prima catena di elettronica di consumo in Europa – l’Italia è una best practice: il Paese è stato il primo a lanciare il sito di shopping online, la fidelizzazione dei clienti attraverso i programmi di loyalty e la sperimentazione in ambito mobile” afferma Joachim Rösges, CEO di MEDIAMARKET S.p.A e COO di Media-Saturn Holding GmbH. “Media World ha sempre rappresentato un modello di innovazione da cui prendere spunto e, una volta completato il piano di attività, la rete di vendita dell’Insegna sarà composta da 116 punti vendita dislocati su tutto il territorio nazionale e dal sito internet, Media World Compra on Line”.

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