Archivio di luglio, 2014

Paranoid Android annuncia i firmware per Oppo e OnePlus, d’ora in poi rilasciati assieme ai Nexus

paranoid

La notizia non dovrebbe giungervi del tutto nuova, perché ve l’avevamo già preannunciata la scorsa settimana, ma adesso è il momento di fare sul serio. Paranoid Android promuove Opppo N1Find 5,Find 7 / 7a e OnePlus One allo stesso livello dei Nexus, almeno per quanto riguarda il regolare rilascio di aggiornamenti del firmware stesso, che saranno distribuiti assieme a quelli dei dispositivi di Google da ora in poi.

GeoHot ora lavora per Google nel team di Project Zero

GeoHot

GeoHot, un hacker divenuto celebre per il primo jailbreak dell’iPhone e successivamente per aver violato anche la Playstation 3 di Sony, lavora adesso per Google, come parte del team di Project Zero, la task force per la sicurezza di internet recentemente istituita da Mountain View.

 

Lo scorso marzo, Hotz aveva già vinto un premio in denaro di ben 150.000$ relativo ad un concorso per la sicurezza di Chrome OS, e recentemente GeoHot ci ha anche regalato “il root facile” su KitKat con la sua app towelroot, e non abbiamo dubbi che saprà fare grandi cose anche nel team di Project Zero. A quando un film sulla vita?

Equo compenso: nuove tasse su smartphone e tablet, fino a 20 euro in più per un hard disk

 

Ora che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, sappiamo che non ci saranno ulteriori modifiche alle nuove tariffe dell’equo compenso, che entreranno in vigore tra soli dieci giorni.

Che cos’è l’equo compenso? – Secondo la definizione di Wikipedia:

L’equo compenso, o contributo per la copia privata è un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti creativi come indennizzo sull’utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d’autore.

In parole povere è una tassa imposta per avere un risarcimento sulle copie private del materiale coperto da diritti d’autore, come il backup della musica che abbiamo legalmente acquistato su un hard disk o sul nostro smartphone.

Il paradosso, come sottolinea il quotidiano La Stampa, sta nel fatto che se comprate un televisore in grado di registrare dovrete pagarla, ma poi dovrete anche acquistare una chiavetta sulla quale registrare, dunque pagherete due volte.

 

La SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori), che secondo alcune stime grazie a questo introito guadagnerà il 250% in più rispetto al 2013, riceverà questa tassa e la distribuirà tra i vari autori, ma ad esempio gli sviluppatori le cui app sono state piratate non riceveranno ovviamente un soldo (giusto per fare un esempio di quanto sia fallace l’equo compenso).

Ecco il listino delle nuove tasse applicate:

  • Smartphone e tablet: da 3,50 a 5,20 euro a seconda della memoria (prima era 0,90 per i telefoni, 0 per i tablet)
  • Televisore: 4 euro
  • Chiavetta USB: fino a 9 euro
  • Hard Disk: fino a 20 euro
  • Computer: 5,20 euro

Il ministro Franceschini assicura che comunque questi rincari non si abbatteranno sui consumatori ma sui produttori, dato che molti prodotti vengono venduti a prezzo fisso, ma nei casi delle chiavette USB e degli hard disk l’aumento è così sostanzioso da farci dubitare di questa affermazione.

Nato nel 1941 per proteggere l’industria musicale dalla radio, l’equo compenso è una tassa che oggi sembra essere sempre più fuori luogo e che potrebbe anche avere un effetto indesiderato sull’industria italiana, favorendo l’acquisto di prodotti in paesi europei dove questa tassa non è in vigore a sfavore delle aziende italiane che questa tassa dovranno necessariamente pagarla.

Apple si lamenta: “noi rimborsiamo gli acquisti in-app, ma Google no”

android mac apple thinkstock final

Il sistema dei rimborsi in casa Apple non è impeccabile, tanto che a inizio anno l’azienda di Cupertino è stata costretta a rimborsare i genitori, vittime degli acquisti incauti dei propri figli, con oltre 32 milioni di dollari.

In iOS infatti non c’era un modo per bloccare gli acquisti in-app, magari tramite password, come avviene su Google Play, e le conseguenze sono state piuttosto salate per Apple; che ora però passa al contrattacco.

 

In una nota inviata alla Federal Trade Commission statunitense, il legale di Apple Bruce Sewell cita esplicitamente Google, reo di non aver subito, a detta sua, lo stesso trattamento.

Se infatti da una parte sul Play Store già esisteva la protezione con password, dopo che i genitori l’avevano immessa, i figli avevano 30 minuti di acquisti liberi senza la necessità di nuove autorizzazioni, cosa che ha portato anche in quel caso ad addebiti indesiderati.

Se l’FTC prenderà o meno provvedimenti è ancora da vedere, ma di certo il tema degli acquisti in-app e dei rimborsi non manca di tenere banco, segno che un cambiamento in senso generale è necessario. Se arriverà o meno (e dove) è un altro paio di maniche.

  • Categorie

  • Pubblicità

  • Top Categorie

    • Selezione categoria
Torna all'inizio